TRASLOCO…

16 Giugno 2010 Commenti chiusi
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HAITI

14 Gennaio 2010 9 commenti

Quando un’immagine vale più di 1000 parole.

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QUI NO, GRAZIE…

9 Novembre 2009 10 commenti
 
W.E. SMITH, "KU KLUX KLAN"
 
 
 
 
E’ della scorsa settimana la notizia che un gruppo di deficienti ha deciso di tentare di introdurre in Italia il famigerato Ku Klux Klan.
Personalmente non credo che l’iniziativa avrà successo: chi ha avuto questa brillante idea evidentemente non conosce la storia del Klan e non capisce che il "terreno di coltura" ideale ne è stato e ne è la provincia americana degli Stati del Sud, una struttura sociale che da noi non ha nessun riscontro e nessuna realtà neppure vagamente somigliante.
Quello che è preoccupante, invece, è che a qualcuno idee simili attraversino la mente anche solo per pochi istanti. Qui non c’entra nulla il gradire o meno la presenza di stranieri nel nostro Paese: c’entra soltanto la forma più retriva ed ignorante di xenofobia, quella che maschera soltanto il desiderio di violenza ed è estensibile a piacere. Il Klan, nel corso della sua storia, se l’è presa un po’ con tutti: "negri", ebrei, immigrati italiani, zingari, etc. Il Klan ha bisogno soltanto di nutrire la sua sete di violenza, ed è per lo meno curioso che abbia attecchito in un paese in cui i soli veri "nativi" sono i cosiddetti "pellerossa", mentre gli altri sono a vario titolo tutti degli immigrati…il Klan, che oggi grazie al cielo è in ribasso persino negli Stati Uniti, è anche una estrema e malintesa forma di salvaguardia di piccoli agglomerati sociali che vogliono isolarsi e chiudersi a qualsiasi interferenza esterna: ciò che ne limita le possibilità di crescita culturale e li affoga ancor più in quella profonda ignoranza che li ha determinati a isolarsi. Attenzione a non subire il fascino del Klan: i suoi rituali, le sue scenografie, possono stimolare le fantasie più deboli e raggiungere una mitizzazione, non diversamente da ciò che accade da noi con le forme di criminalità organizzata, talmente entrate nel tessuto sociale da fare spettacolo e folklore, quando non sottocultura.
Ospitare il Klan, anche solo per un atroce gioco, è una grave vergogna per il paese ospitante. Gli americani come tale la vivono: provare per credere. Qualsiasi americano serio si sentirà mortalmente offeso se solo gli ricordate che il Klan è un fenomeno del suo Paese. Oggi, nell’era in cui un afro-americano è Presidente degli Stati Uniti, le pulsioni della parte più ignorante della nostra popolazione portano uno squallore senza fine nel nostro Paese, in un Paese la cui cultura è da sempre superiore.
Un piccolo sintomo: non facciamo l’errore di trascurarne le capacità di trasformarsi in morbo. 

DALL’ESSENZA ALL’ASSENZA

5 Ottobre 2009 8 commenti
Dopo anni e anni in cui si è cercata l’essenza della Sinistra italiana, eccoci ora a constatarne l’assenza. La sostanziale scomparsa. L’assenteismo parlamentare in occasione della votazione sullo scudo fiscale ha portato alla vista di tutti un problema che non è certamente nato in questi giorni.
Ma, ben più importante dei problemi propri della sinistra attuale (il cui nome non a caso scrivo con la s minuscola), è la scomparsa di una cultura dell’opposizione nel nostro Paese. Credo che a nessuno, indipendentemente dalle sue convinzioni di parte, sfugga l’importanza che riveste l’opposizione in democrazia: ed è questo un ruolo che da tempo nessuno svolge più nel nostro Parlamento. Lo stesso centrodestra non ha dato in questo senso una gran prova di sé durante il governo Prodi, che in pratica si è suicidato; diciamo che il centrodestra ha fatto opposizione male? Ma diciamo anche che, oggi, il centrosinistra e il centro non la stanno facendo affatto, il che è pure peggio.
Ed è questo un aspetto particolare, benché importantissimo, di un problema generale: l’assenteismo sempre crescente dei nostri parlamentari. Lasciamo perdere quali sarebbero stati gli effetti politici del voto sullo scudo fiscale se tutti gli aventi diritto – ma soprattutto aventi dovere! – avessero votato: sta di fatto che entrambi gli schieramenti hanno "brillato" per decine e decine di assenze più o meno giustificate, quando non del tutto prive di giustificazione.
Non ne faccio una questione di schieramenti: di fronte ad una legge di simile risonanza, che ha dato la stura a polemiche e scontri molto violenti, dovere dei parlamentari di destra e di sinistra era essere presenti in aula a votare. Quelli di destra, per non mettere a rischio il loro governo, e quelli di sinistra e centro per essere pronti a cogliere le occasioni che eventuali "defaillances" in campo avverso avessero fornito.
Ci troviamo così, oggi, a rimpiangere quei tempi in cui la vecchia buona DC, Cencelli e regolamenti alla mano, conosceva a menadito tutti i segreti della vita parlamentare; e in cui il PCI, per considerare giustificata l’assenza di un suo deputato o senatore in una votazione importante, richiedeva l’esibizione almeno del certificato di morte…
Intendiamoci: non è che la categoria dei cialtroni e dei parassiti all’interno del Parlamento sia stata inventata oggi…ma pare di poter dire che il loro numero è drammaticamente in aumento in tutti gli schieramenti.
Che altro dire? Ricordiamoci di loro, quando sarà ora. A qualsiasi partito appartengano. Sempre che qualcuno, un giorno o l’altro, ci restituisca almeno la parvenza di una possibilità di scegliere.

FANTAPOLITICA: LE GRANDI SFIDE, 1

24 Settembre 2009 7 commenti
 
U.S.A. – ITALIA
GOVERNATORE DELLA
CALIFORNIA (USA)
VS.
MINISTRO DELLA P.A.(ITA)

NON POSSUMUS

1 Settembre 2009 83 commenti

DIALOGHI TRA SORDI?

7 Agosto 2009 5 commenti
Pur in una certa inerzia agostana, vedo circolare per i blog le solite espressioni di oltranzismo di vario segno. Su indicazione di un amico, sono capitato ieri in un blog del quale non citerò il nome, e mi sono trovato di fronte all’ennesimo dialogo tra sordi, e cioé tra persone che sostengono la propria tesi senza aprioristicamente avere la minima apertura o disponibilità verso le tesi che le si contrappongono. Da una parte si difende ad oltranza la morale cattolica senza celare il disprezzo verso morali diverse, dall’altra si replica con il solito anticlericalismo che si rifà a motivazioni storiche. Da una parte si cita il solito Galileo, dall’altra si sostiene che la Chiesa si è già scusata per quell’oscura vicenda; siamo di fronte a due semplificazioni eccessive, ma non è questo il punto: il problema serio è che non si può impostare un dialogo proficuo sulla morale continuando a rimestare nel passato e a rinfacciarsi a vicenda posizioni oltranziste o scorrette, e comunque viziate da una conoscenza soltanto superficiale non solo delle tesi altrui, ma persino delle proprie. Cerchiamo, quindi, di non dialogare tra sordi, e di partire dal presupposto che nessuno possiede la Verità nella sua interezza, ma ognuno ne è portatore di una parte, sia pure in misura diversa.
Con l’editoriale di oggi su Avvenire, Francesco D’Agostino replica all’articolo di Stefano Rodotà pubblicato ieri da Repubblica; la replica, a mio avviso un po’ troppo piccata ma comunque non eccessiva, presenta alcuni spunti interessanti. Ne riporto un passaggio:
"…ridurre la bioetica a una questione di autogoverno sulla propria vita dimostra la radicale astrazione illuministica dei laicisti: i soggetti bioetici possono anche essere soggetti forti, impavidi, capaci, di fronteggiare prognosi infauste e di prendere assennate decisioni in contesti terribilmente tragici; ma il più delle volte…sono soggetti deboli e fragili, dalla volontà confusa ed incerta, che non rivendicano come loro diritto prioritario quello di autodeterminazione, bensì quello a non essere abbandonati. Questo è il cuore della questione: non nascondere dietro l’esaltazione del principio di autodeterminazione una sostanziale legittimazione dell’eutanasia passiva."
Il ragionamento è arguto e non fa una grinza: del resto, il professor D’Agostino, oltre a portare un nome che nella storia della Chiesa riveste una certa importanza, è certamente uno che sa quel che dice e sa come dirlo. Ci sono però alcuni "distinguo" possibili. Preliminarmente, non ci pare che "illuminista" sia definizione necessariamente negativa, ma qui siamo sul piano letterale e non ci soffermeremo più di tanto, se non per sottolineare che le gerarchie ecclesiatiche paiono non avere ancora metabolizzato l’Illuminismo, dando così un esempio di quel "vivere nel passato" che ponevamo all’attenzione nelle righe iniziali.
Ma vi è di più: il ragionamento di D’Agostino, corretto in linea di porincipio, lo è meno laddove si tenga in considerazione un dato essenziale, e cioé che il diritto all’autodeterminazione non comporta l’obbligo di fruirne. I soggetti più deboli continuino pure a trovare le risposte che desiderano o delle quali semplicemente necessitano, e a fruire del "diritto a non essere abbandonati": del diritto all’autodeterminazione farà esercizio chi sentirà di avere la forza di farlo.
Su questo scoglio si infrangono, a nostro parere, i ragionamenti negazionisti del diritto all’autodeterminazione. E su questo terreno la gerarchia ecclesiastica mostra delle sfilacciature non componibili e difficilmente sanabili persino con le argomentazioni più corrette dal punto di vista logico. Nessuno mai obbligherà i soggetti più deboli a fruire del diritto all’autodeterminazione, ma, in nome di una visione morale che si pretende di imporre a tutti, anche i soggetti più forti dovranno essere privati di tale diritto. Un diritto, per l’appunto…non un obbligo.
D’Agostino, nell’ultima parte dell’editoriale, tenta di usare le stesse argomentazioni per quanto riguarda la "famigerata" Ru 486; ma qui il ragionamento appare un po’ più forzato, e comunque – a nostro avviso – sempre destinato ad ingrangersi contro la non-obbligatorietà: nessuna donna sarà mai costretta a prendere quella pillola, pertanto anche in questo caso l’autodeterminazione è e rimane un diritto e non un’imposizione. Mentre un’imposizione è e rimane il vietarne la commercializzazione e l’assunzione. Ma questo è un argomento specifico che ci ripromettiamo di approfondire in un prossimo futuro. Chi ha letto l’articolo di Stefano Rodotà potrà facilmente apprezzare che la risposta di Avvenire, pur non priva di spunti interessanti, appare quanto meno artatamente incompleta.
A titolo di mera curiosità, riportiamo un dato interessante enunciato da Rodotà: è vero che, su milioni di casi, la Ru 486 ha nel tempo causato 29 vittime. Nello stesso periodo di tempo e su un numero assimilabile di casi, la volgarissima Aspirina ne ha causate 50… Cerchiamo, per favore, di non fare sensazionalismi e di rispettare un minimo di approccio scientifico: se esaminiamo 100.000.000 di casi, è probabile che scopriremo che in 5 o 6 casi persino il Kinder Bueno ha avuto esiti fatali…
In ultimo, ci sentiamo senz’altro di sottoscrivere al 100% la chiosa dell’editoriale di D’Agostino: "Non si fa un buon servizio né alla bioetica, né alla laicità autentica, alzando la voce oltre ogni misura, sottraendosi a un confronto sereno e onesto con problemi così laceranti". Ricordiamocene tutti. Ma proprio tutti, però…

Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?

6 Agosto 2009 2 commenti
Qual è l’opinione internazionale sul nostro Paese? Che cosa si pensa di noi in Europa e nel mondo? Guardiamo in faccia la realtà: non è che nei nostri confronti ci sia mai stata troppa stima. Ma, ora, il livello di guardia è stato raggiunto e superato: e chiunque voglia per un attimo staccarsi dalla stampa di regime, compresa l’informazione (o, meglio, la mancanza di informazione) televisiva, non può che prenderne atto.
Stampa comunista, vero? Ma certo: in prima fila, veri e propri capisaldi del marxismo-leninismo come The Economist o il Financial Times…oppure, "piccoli giornali" come il Guardian… Piccoli giornali…si, come il Times, Le Figaro, New York Times, El pais, Bild Zeitung…e via discorrendo. L’alterazione della realtà, nei commenti dei miracolati da SB, sta divenendo ormai veramente intollerabile.
Nel nostro Paese abbiamo da sempre un problema: i quotidiani hanno una diffusione troppo bassa. Corriere della Sera e Repubblica si alternano al primo posto attestati su una media di 7-800.000 copie giornaliere; La Stampa viaggia al di sotto delle 500.000; Il Messaggero è caduto, nonostante abbia una città come Roma come piattaforma, al di sotto delle 250.000 copie; giornali come Libero credono di essere dei grandi quotidiani perché viaggiano intorno alle 200.000 copie.
In compenso, abbiamo un bel numero di quotidiani sportivi, divenuti ormai giornali di "gossip" sportivo: persino la storica Gazzetta dello Sport è scivolata a livelli più consoni a Novella 2000 che ad un giornale sportivo serio.
Vogliamo provare a vedere quali sono le vendite dei quotidiani nei maggiori Paesi europei e mondiali? Qui da noi i quotidiani si sfogliano distrattamente al bar, e molti acquistano un solo giornale giusto il sabato e la domenica, per lo più limitando a cronaca cittadina, sport e spettacoli la lettura. E’ abbastanza chiaro, ora, quale sia l’importanza, da noi, dell’informazione (o disinformazione) televisiva?
Ma passiamo oltre. Dove stiamo andando a finire? La stampa estera non riesce a capire il nostro orientamento di politica internazionale, che – riducendo all’osso – è invece molto chiaro: un colpo al cerchio (Obama) e uno alla botte (Putin), con una metodologia diplomatica che ci perseguita fin dai tempi dei Savoia che, come si sa, correvano sempre "in soccorso del vincitore". Non è un atteggiamento molto apprezzato all’estero, checché ne dicano il nostro presidente del consiglio e i suoi miracolati. La stampa estera non riesce a capire sulla base di quali meriti occupino posti da ministro alcuni soggetti che, per dirla con Eugenio Scalfari, senza il "miracolatore" farebbero oggi modesti mestieri.
La stampa estera non riesce a capire come faccia a rimanere in sella con il sostanziale consenso del popolo un uomo moralmente ed eticamente compromesso in una misura che, in altri Paesi, ne avrebbe comportato le dimissioni entro 20 minuti.
Ci sono poi le cose che non riusciamo, o non vogliamo, capire noi. Tutti i giorni assistiamo a rigurgiti scissionisti, antiunitari, xenofobi da parte di un "partito" naif che solo da noi può raccogliere voti in quantità sufficiente da consentirgli di tenere sotto scacco un intero schieramento politico. Sproloqui su professori meridionali e locali, sulla necessità di tutelare le culture locali fino al punto di renderle prioritarie nell’insegnamento…mentre il mondo si impegna ad allargare gli orizzonti e ad internazionalizzare la cultura, da noi qualcuno pretende di tornare a quel "campanile" che mai in realtà abbiamo abbandonato, e che è il fardello più pesante che il nostro Paese si porta dietro da sempre. E queste smanie trovano persino ascolto ed apertura in un ministro (ministrA mi fa davvero orrore…) dalla perenne espressione stupefatta che si fregia di un titolo professionale guadagnato nelle comode sedi meridionali…
Chi tra noi, onestamente, ricorda un’estate così caratterizzata da scandali, bassezze morali, proclami idioti e retrivi come quella che stiamo vivendo? Chi tra noi ricorda un momento in cui la nostra immagine a livello mondiale è stata così in basso?
E da sinistra cosa si leva? Come si reagisce? Che ci si può aspettare da un "polo" che deve scegliere il suo "leader" tra un Franceschini e un Bersani, e che si appresta a consegnare il suo futuro nelle mani di qualche Serracchiani?
Solo noi, senza una guida, possiamo uscire da questa "impasse". Prendendo finalmente piena coscienza, consapevolezza di ciò che veramente sta accadendo sotto i nostri occhi. Rifondando dal punto di vista culturale ed etico la nostra intera classe politica, obbligandola a "rientrare nei ranghi" e a fare il suo mestiere seriamente. Mandando a casa il miracolatore e i miracolati, ma anche chi non sa opporgli nulla. Ci vorranno tempo e pazienza.
Per quanto tempo ancora, Catilina, abuserai della nostra pazienza?

FUOCHI NELLA PIANURA. E NON SOLO.

7 Luglio 2009 8 commenti
Prendo impropriamente a prestito il titolo di un vecchio capolavoro del regista giapponese Kon Ichikawa per alcune considerazioni sul fenomeno – già avviatosi anche quest’anno – degli incendi boschivi in Sardegna.
Innanzitutto, non credo sia inutile precisare che tale tipologia di incendi non è mai accidentale. Lo stereotipo del "mozzicone di sigaretta gettato dal turista" (o da chiunque altro) è del tutto privo di fondamento: invito chiunque a fare – sotto controllo – un esperimento, per verificare che innescare una combustione su vasta area con l’abbandono di un mozzicone è qualcosa di pressoché impossibile; perché ciò avvenga, è necessario il concorso di circostanze estremamente improbabili a presentarsi casualmente. La sigaretta è certamente uno dei metodi di "preinnesco" più classici e più usati, ma l’operazione deve svolgersi con modalità che non è certo mia intenzione illustrare qui, magari a beneficio di qualche facinoroso…
In altri termini, incendiare una vasta area boschiva è operazione difficoltosa, e che può riuscire solo a chi abbia la capacità tecnica di farlo: il che esclude il dilettantismo e qualsiasi forma di "bricolage". Chi appicca il fuoco sa come farlo, e pone in essere una condotta assolutamente intenzionale e premeditata: i piccoli vandali o piromani dilettanti sono al massimo in grado di bruciare qualche metro quadro e, laddove casualmente riuscissero a far sviluppare fiamme più estese, ne perderebbero immediatamente il controllo e, con ogni probabilità, finirebbero per "lasciarci le penne" essi stessi.Il fuoco è materia viva, capisce immediatamente se qualcuno non è in grado di dominarlo e, in questo caso, gli si rivolta subito contro.
Quindi, l’incendio è sempre doloso ed è sempre opera di qualcuno dotato delle necessarie conoscenze tecniche e valutative. Quali ne sono le motivazioni?
Lasciamo perdere edificabilità e cementificazione: tutte le legislazioni locali prevedono che i terreni su cui si sono sviluppati incendi dolosi non siano edificabili per molti anni. Possiamo quindi individuare, grossolanamente, alcune categorie:
a) Vendette personali. Si tratta di una motivazione oggi molto meno presente che in passato e, in ogni caso, non riguarda mai grosse estensioni boschive;
b) Esigenze individuali legate alla pastorizia ed alla comodità del suo esercizio. Una motivazione ancora presente, ma che, come la precedente, non riguarda mai grandi estensioni.
c) Interessi di varia natura. Una categoria alquanto vasta, e che non è possibile approfondire senza beccarsi delle querele…ma è bene che si sappia che il fuoco brucia sì la vegetazione, ma produce anche reddito a vario titolo.
La vignetta riportata sotto il titolo si riferisce al 2008, anno in cui vi è stata una flessione nel numero degli incendi boschivi in Sardegna. Un "trend" che dovrebbe – e ce lo auguriamo – trovare conferma nell’anno in corso…e un "trend" che ha preso le mosse da un incremento quantitativo delle conferme di assunzione a tempo indeterminato dei forestali stagionali. Certo, una maggiore stabilità delle forze addette ai controlli rende questi ultimi più facili ed incisivi…no? Se quest’occhio di riguardo della Regione nel rendere sempre più adeguate le forze di controllo sul territorio continuerà, anche quest’anno la piaga degli incendi boschivi in Sardegna potrà essere ulteriormente limitata. E collateralmente, a fronte di una maggiore spesa apparente, potranno essere ridotti i costi per la collettività: l’opera dei "Canadair" è molto costosa…mi spiego?
 
Ho personalmente troppe volte avuto occasione di assistere ad incendi anche di estrema gravità in Sardegna; e chi, come me, ama quella Regione anche lontano dalle sue splendide coste, nel suo stupefacente e misconosciuto interno, sente dentro di sé un misto di rabbia impotente e di dolore per lo scempio, lo sfregio fatto al territorio e alla sua popolazione. Per quella meravigliosa Terra che a volte, in modo cannibalesco, divora sé stessa.
 
Fuochi nella pianura. E non solo.

ERRORE UMANO

1 Luglio 2009 6 commenti
Tragedia nella tragedia il dover sentire, in circostanze come quella che ha colpito Viareggio, le idiozie di certa stampa, di certi politici, di certi "addetti ai lavori" (e le virgolette sono qui d’obbligo). La causa del disastro potrebbe essere un errore umano. Affermazione illuminante per chi, come molti di noi, pensava invece ad un intervento diretto di Zeus o di Wotan, a seconda di quale tra le divinità pagane era di turno il 30 giugno 2009.
Ciò che è accaduto NON PUO’ CHE ESSERE DOVUTO AD UN ERRORE UMANO. Chiamiamolo imperizia, chiamiamolo incuria nella manutenzione o più tecnicamente negligenza, chiamiamolo come vogliamo, ma è qualcosa che pur sempre riviene da azioni od omissioni umane. Non sappiamo di chi, certo, e la storia italiana ci ha insegnato che potrebbero occorrere anche una ventina d’anni per saperlo, al di là delle dichiarazioni di facciata della prima ora. Di chi? Il carro non doveva staccarsi e ribaltarsi…ma un contenitore di g.p.l., se fatto a regola d’arte e sottoposto alla necessaria – e stabilita dalla legge – manutenzione, non dovrebbe accusare perdite a seguito di un incidente di questo tipo.
Di chi sono le responsabilità, dunque? Di "chi" individualmente, con tanto di nomi e cognomi, non lo sappiamo ancora e chissà per quanto tempo non lo sapremo…ma che si tratti di un essere umano temo sia indiscutibile.
Ma le idiozie non si limitano a questo. Un presidente del Consiglio presenzialista e sempre voglioso di mettersi in vista se ne arriva, subisce una contestazione, e – di fronte a tanto scempio – trova il modo di commentare che tale contestazione è stata organizzata da una Sinistra che dovrebbe vergognarsi. Senso dell’opportunità, zero via zero come al solito. Quella era la sede? Quello era il momento? Non passa mai per la mente a quel tristo figuro che qualcuno potrebbe contestarlo semplicemente perché è insoddisfatto di lui e del suo modo di governare, che si traduce in tagli a volte antitetici con la sicurezza e le regole dell’arte?
In questi ultimi giorni ho accuratamente evitato di commentare le invereconde "performances" del Piccolo Cesare, e lo eviterò anche ora. Qualcuno ha ritenuto di scomodare Catilina, non tenendo conto delle profonde differenze tra i due personaggi: la maggiore e forse meno evidente delle quali sta nel fatto che almeno Catilina era, al di là dei suoi gravi peccati, un combattente…un "duro", se vogliamo usare un linguaggio cinematografico, e non un guitto d’avanspettacolo. Più confacente vedrei il paragone con Caligola: vero è che il Nostro non ha ancora fatto senatore il proprio cavallo, ma di certo ha fatto ministri un certo numero di asini. Siamo sicuri che non sia peggio? E, inoltre, sul piano caratteriale le analogie non mancano davvero.
Una cosa mi preme sottolinearla, per quanto grottesca e di cattivo gusto. Quel signore è parecchio fortunato. Ogni volta che è nella buriana, qualche evento tragico arriva opportunamente a sviare l’attenzione dei media. Terremoto o disastro, non importa. Ma abbia almeno il buon gusto di restare fisicamente al di fuori, se nemmeno in circostanze tragiche gli riesce di evitare di dire corbellerie. Può sempre limitarsi ad emettere qualche comunicato, qualche "velina".
Ma forse lui le veline non sa emetterle. Sa solo entrarci dentro…
Grazie per l’attenzione.