Qual è l’opinione internazionale sul nostro Paese? Che cosa si pensa di noi in Europa e nel mondo? Guardiamo in faccia la realtà: non è che nei nostri confronti ci sia mai stata troppa stima. Ma, ora, il livello di guardia è stato raggiunto e superato: e chiunque voglia per un attimo staccarsi dalla stampa di regime, compresa l’informazione (o, meglio, la mancanza di informazione) televisiva, non può che prenderne atto.
Stampa comunista, vero? Ma certo: in prima fila, veri e propri capisaldi del marxismo-leninismo come The Economist o il Financial Times…oppure, "piccoli giornali" come il Guardian… Piccoli giornali…si, come il Times, Le Figaro, New York Times, El pais, Bild Zeitung…e via discorrendo. L’alterazione della realtà, nei commenti dei miracolati da SB, sta divenendo ormai veramente intollerabile.
Nel nostro Paese abbiamo da sempre un problema: i quotidiani hanno una diffusione troppo bassa. Corriere della Sera e Repubblica si alternano al primo posto attestati su una media di 7-800.000 copie giornaliere; La Stampa viaggia al di sotto delle 500.000; Il Messaggero è caduto, nonostante abbia una città come Roma come piattaforma, al di sotto delle 250.000 copie; giornali come Libero credono di essere dei grandi quotidiani perché viaggiano intorno alle 200.000 copie.
In compenso, abbiamo un bel numero di quotidiani sportivi, divenuti ormai giornali di "gossip" sportivo: persino la storica Gazzetta dello Sport è scivolata a livelli più consoni a Novella 2000 che ad un giornale sportivo serio.
Vogliamo provare a vedere quali sono le vendite dei quotidiani nei maggiori Paesi europei e mondiali? Qui da noi i quotidiani si sfogliano distrattamente al bar, e molti acquistano un solo giornale giusto il sabato e la domenica, per lo più limitando a cronaca cittadina, sport e spettacoli la lettura. E’ abbastanza chiaro, ora, quale sia l’importanza, da noi, dell’informazione (o disinformazione) televisiva?
Ma passiamo oltre. Dove stiamo andando a finire? La stampa estera non riesce a capire il nostro orientamento di politica internazionale, che – riducendo all’osso – è invece molto chiaro: un colpo al cerchio (Obama) e uno alla botte (Putin), con una metodologia diplomatica che ci perseguita fin dai tempi dei Savoia che, come si sa, correvano sempre "in soccorso del vincitore". Non è un atteggiamento molto apprezzato all’estero, checché ne dicano il nostro presidente del consiglio e i suoi miracolati. La stampa estera non riesce a capire sulla base di quali meriti occupino posti da ministro alcuni soggetti che, per dirla con Eugenio Scalfari, senza il "miracolatore" farebbero oggi modesti mestieri.
La stampa estera non riesce a capire come faccia a rimanere in sella con il sostanziale consenso del popolo un uomo moralmente ed eticamente compromesso in una misura che, in altri Paesi, ne avrebbe comportato le dimissioni entro 20 minuti.
Ci sono poi le cose che non riusciamo, o non vogliamo, capire noi. Tutti i giorni assistiamo a rigurgiti scissionisti, antiunitari, xenofobi da parte di un "partito" naif che solo da noi può raccogliere voti in quantità sufficiente da consentirgli di tenere sotto scacco un intero schieramento politico. Sproloqui su professori meridionali e locali, sulla necessità di tutelare le culture locali fino al punto di renderle prioritarie nell’insegnamento…mentre il mondo si impegna ad allargare gli orizzonti e ad internazionalizzare la cultura, da noi qualcuno pretende di tornare a quel "campanile" che mai in realtà abbiamo abbandonato, e che è il fardello più pesante che il nostro Paese si porta dietro da sempre. E queste smanie trovano persino ascolto ed apertura in un ministro (ministrA mi fa davvero orrore…) dalla perenne espressione stupefatta che si fregia di un titolo professionale guadagnato nelle comode sedi meridionali…
Chi tra noi, onestamente, ricorda un’estate così caratterizzata da scandali, bassezze morali, proclami idioti e retrivi come quella che stiamo vivendo? Chi tra noi ricorda un momento in cui la nostra immagine a livello mondiale è stata così in basso?
E da sinistra cosa si leva? Come si reagisce? Che ci si può aspettare da un "polo" che deve scegliere il suo "leader" tra un Franceschini e un Bersani, e che si appresta a consegnare il suo futuro nelle mani di qualche Serracchiani?
Solo noi, senza una guida, possiamo uscire da questa "impasse". Prendendo finalmente piena coscienza, consapevolezza di ciò che veramente sta accadendo sotto i nostri occhi. Rifondando dal punto di vista culturale ed etico la nostra intera classe politica, obbligandola a "rientrare nei ranghi" e a fare il suo mestiere seriamente. Mandando a casa il miracolatore e i miracolati, ma anche chi non sa opporgli nulla. Ci vorranno tempo e pazienza.
Per quanto tempo ancora, Catilina, abuserai della nostra pazienza?